sabato 21 aprile 2012

BAMBINI


Quando nel B&B arrivano i bambini, tremo un po'. Eh bé, i bambini non sono mica tutti uguali! Ci sono quelli ai quali si vede più l'ugola degli occhi, quelli a cui il desiderio di conoscere e smontare sono irresistibilmente legati, quelli che provano la meraviglia della forza di gravità ad ogni oggetto a cui si possa applicare..bene io questi bambini li temo. Voi no?
E invece i bambini meravigliano e questi che sono stati ospitati negli ultimi giorni nella mia camera adolescenziale, ancor di più. Con sguardi attenti e curiosi seguivano i miei gesti nella scrupolosa preparazione del tavolo imbandito per la prima colazione nell'attesa della dolce sorpresa che preparavo ogni giorno con l'autentico piacere di una nonna. Avevano voglia di farmi vedere i loro giochi essenziali, silenziosi e di raccontarmi le storie buffe accadute il giorno prima e anche la voglia di conoscermi, di sapere chi è quella strana donna che li accudisce. Allora li ho portati con me a scoprire il mio giardino dove l'unico sport ammesso è il tiro con l'arco. Infatti più delle rose appena sbocciate, le peonie ridondanti e il glicine profumatissimo, l'attenzione si è fermata a lungo sul gioco semplice di una freccia e di un arco, antichi più di me, più della casa, più del cedro del libano che svetta talmente alto da non mostrare la fine. 
Il bambino se ne è impossessato come un trofeo e la passeggiata è continuata anche sotto una pioggerellina che illuminava i colori. E' proseguita nell'orto e nel frutteto, un luogo incantato, un piccolo spazio di natura gentile dove non ci sono cinghiali o istrici o tassi ma upupe, merli, scoiattoli, orbettini. 




I Medici avevano fatto costruire alte mura a difesa della natura troppo selvaggia e il loro desiderio di goderla e non patirla è presente ovunque. A loro richiesta li ho accompagnati nel prato. Un ettaro di erba che scatena la puledrite. Ma la loro maggiore curiosità era per la grotta con le conchiglie incastonate e il Nettuno monco. Era palpabile la loro sensazione di trovarsi in un luogo magico dove per esempio, si potrebbe trovare...e qui la domanda più carina e più condivisibile: l'avete mai trovato un tesoro?
E già,...sapeste quanto l'abbiamo cercato!
Poi è arrivato il padre e ho capito perché questi bimbi sono così. Al bambino che non voleva staccarsi dall'arco ha detto:
se sarai saggio te ne comprerò uno.

2 commenti:

ruhevoll ha detto...

Il bello è che in Italia un padre avrebbe detto "se sei buono". Sono sottigliezze che hanno radici nella cultura, la nostra è un po' troppo cattolica...
Bel post!
Bel posto!
:-)

b&b Villa Lappeggi ha detto...

Sì e in più il conformismo del «buono».... E' così noioso essere buoni che da grandi faranno di tutto per non esserlo..e si vede, quando si da un occhio in giro. Essere saggi è un'altra cosa. Primo da piccoli non si ha la minimissima idea di cosa voglia dire e questo lo rende molto più misterioso e intrigante, poi ci si sforzerà tutta la vita per capirlo e in questo percorso forse nasceranno delle possibilità per diventarlo davvero. Augh!