martedì 30 aprile 2013

Digitale Purpurea


Digitale purpurea - Bio B&B Villa Medicea Lappeggi


Conoscete la Digitale o Digitalis purpurea?


E’ una pianta  erbacea biennale, che cresce e si dissemina spontaneamente; la spiga fiorale può superare 1 m di altezza. Nel primo anno di vita della pianta compaiono solo le foglie, verde scuro, a superficie rugosa, occasionalmente confuse con la borragine; nel secondo anno, in estate (giugno-luglio) compare un lungo stelo che porta i fiori, penduli, a campana, simili ad un ditale (da cui il nome digitale).
Tutte le parti delle pianta sono tossiche per cui, benché la digitale venga usata in medicina per il prezioso contenuto in glicosidi cardioattivi, se  ne sconsiglia vivamente l’uso empirico. La sintomatologia da ingestione di parti della pianta è identica a quella dell’intossicazione da farmaci digitalici. Di solito sintomi come nausea, vomito e dolori addominali precedono i sintomi cardiologici, più tardivi, consistenti in rallentamento della frequenza, irregolarità del ritmo cardiaco e collasso; inoltre, confusione, allucinazioni e vertigini. Sono stati segnati casi di avvelenamento in animali in seguito a ingestione di fieno contenente piante di digitale.
Date queste sue potenti proprietà era usata fin dall'antichità dalle così dette «streghe». Molte donne erano esperte nella raccolta di erbe, piante, frutti e funghi, reperibili nei nostri boschi e prati, dotati di proprietà terapeutiche, in grado spesso di curare, ma anche, variandone il dosaggio, di causare la morte. Una fra queste erbe spontanee era appunto la digitale.
Se avete tempo vi consiglio la lettura di un gustoso breve racconto «Le erbe officinali della strega Brigida»
Nei nostri ricordi scolastici la digitale è legata  alla famosa poesia di G. Pascoli
«In disparte da loro agili e sane,
una spiga di fiori, anzi di dita
spruzzolate di sangue, dita umane,
l’alito ignoto spande di sua vita.»


Questa lirica è collegata ad un ricordo di collegio della sorella Maria, la quale aveva raccontato al poeta che un giorno la maestra aveva vietato alle allieve di avvicInarsi ad un fiore in un angolo del giardino perché il suo profumo era velenoso. In tutta la poesia aleggia la contrapposizione tra il bene (una ragazza bionda “verginea”) e il male (una ragazza bruna dagli occhi ardenti). Gli occhi ardenti sembrano un indizio di qualcosa di sinistro e misterioso, nel contempo inquietante e affascinante come il fiore.

Ritratto del Dottor Gachet -Vincent Van Gogh 1890
Ed ecco ancora la Digitale nel famoso quadro di Van Gogh. Il Dottor Gachet era un omeopata e 
proprio con la Digitale il medico si propone di curare omeopaticamente l'artista, secondo la legge della similitudine. Piccole dosi di questa pianta velenosissima, ritenuta a torto solo un rimedio cardiaco, risolvono disturbi che interessano molti organi: dal cuore (rallentamento cardiaco), all'apparato digerente (intossicazione), agli edemi e stasi polmonari e renali, alle affezioni nervose e soprattutto oculari (glaucoma).  Nel giugno del 1890,Van Gogh dipinge due ritratti del medico. Su uno sfondo astratto, lo rappresenta in atteggiamento pensieroso «l'espressione triste della nostra epoca»; ricordiamo che la tesi di laurea di Gachet era stata proprio sulla melanconia. In primo piano due fiori di digitale, che rappresentano la fiducia nelle proprietà terapeutiche della medicina naturale.

Ma la breve terapia omeopatica, il tentativo di recupero salutistico, l'ottimo rapporto basato sulla fiducia reciproca, non bastano ad evitare la crisi. Il 27 luglio dello stesso anno, a 37 anni, Vincent Van Gogh si spara un colpo di fucile al petto. Il dottor Gachet occhi chiari estasiati dall'arte, confusi dalla melanconia di quel paziente dalla sensibilità esagerata, assiste alle ultime ore dell'artista.

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