venerdì 5 aprile 2013

Giardiniere

Tra me e mia madre era tutto un litigare. Ci divideva l'abisso. Anche sul giardinaggio rappresentavamo un esempio di opposti inconciliabili.
Per lei il giardino doveva essere impeccabile. Tagliava il prato come avrebbe fatto una parrucchiera coi capelli di  un ragazzino insopportabile, a spazzola e pettinato a dovere. Le foglie degli alberi venivano raccolte ancor prima che si posassero sull'erba. Le siepi sembravano muretti verdi. Nei vialetti di ghiaia era severamente proibito a qualsivoglia fogliolina di far capolino. Battaglie giornaliere venivano intraprese contro le sfacciate pigne che osavano cadere per terra, contro i rami ribelli che tentavano di prendere una via proibita, contro i fiori che impudicamente seccavano, contro le foglie che avevano l'ardire di cadere dagli alberi e così via per tutto il giorno. Non parliamo degli insetti che fuggivano anche solo all'apparire di mia madre. La sera, stremata ma orgogliosa, stramazzava davanti alla televisione.
Le regalai tutti i libri di giardinaggio naturale ed ecologico,  le parlai della bellezza delle piante spontanee, dell'utilità degli insetti, dell'efficacia della pacciamatura di foglie, della differenza tra un giardino e un salotto...invano.
Ora che la cura del giardino mi compete, ecco come si presenta il prato: un tripudio di erbe e fiori spontanei. Evviva!


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